Un figlio dei cantautori di oggi di ieri, di domani, un figlio delle loro musiche, delle loro parole, delle loro poesie.
Alla sera al caffè con gli amici
si parlava di donne e motori,
si diceva son gioie e dolori,
lui piangeva e parlava di te.
Se si andava in provincia a ballare
si cercava di aver le più belle,
lui restava a guardare le stelle
sospirando e piangendo per te.
Alle carte era un vero campione
lo chiamavano il ras del quartiere
ma una sera, giocando a scopone,
perse un punto parlando di te.
Ed infine, una notte si uccise,
per la gran confusione mentale
fu un peccato, perché era speciale
proprio come parlava di te.
Ora dicono fosse un poeta,
che sapesse parlare d’amore.
Cosa importa se, in fondo, uno muore
e non può più parlare di te?
Da "Il poeta"di Bruno Lauzi.
Vai vai,
tanto non è l'amore che va via... 
Vai vai,
l'amore resta sveglio
anche se è tardi e piove,
ma vai tu vai,
rimangono candele e vino e lampi
sulla strada per Destino...
Vai vai,
conosco queste sere senza te,
lo so, lo sai,
il silenzio fa il rumore
de tuoi passi andati,
ma vai, tu vai ,
conosco le mie lettere d'amore
e il gusto amaro del mattino...
ma
non è l'amore che va via,
il tempo sì
ci ruba e poi ci asciuga il cuor,
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te,
soltanto un sonno di quiete domani...
Ma vai, tu vai,
conosco le mie lettere d'amore
e il gusto amaro del mattino...
lo so lo sai,
immaginare come un cieco
e poi inciampare
in due parole,
a che serve poi parlare
per spiegare e intanto, intanto noi,
corriamo sopra un filo, una stagione,
un'inquietudine sottile...
ma,
non è l'amore che va via,
il tempo sì,
ci ruba e poi ci asciuga il cuor,
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te,
soltanto un sonno di quiete domani...
Da "Non è l'amore che va via" di Vinicio Capossela.

E fu proprio mentre portavo due bicchieri
che mi dicesti: “Indovina chi è venuto ieri?”
Io chiesi: “Chi?”, però sapevo di sapere,
e il primo amante in fondo è come il primo amore.
Pomeriggio: da solo in un po’ troppa Toscana,
ho pensato: “Ma brava”, vabbe’, ho pensato: “Puttana”,
poi che io non c’entravo e che eri stata felice
con chi non importa e la storia non dice.
Le mie tasche eran piene di varie ed eventuali
ma i tuoi giorni con me sono stati tutti uguali:
con lui eri Firenze, i monumenti, il cielo, il letto;
con me oggi una noia da sala d’aspetto.
E la sera per cena mi sono pure travestito,
per spiare quel gesto che ti avrebbe tradito;
ma il naso a palla e gli occhiali con la corda
mi segavano in due la parte che ricorda.
E sono esperimenti questi da non più tentare,
perché andando a svestirmi per tornar normale,
non seppi più che togliermi di vero e di finto
e confusi me stesso con la barba al mento:
come avevo confuso per giorni e giorni e giorni
il senso dei sorrisi e quello dei ritorni
senza aver capito che tu stavi cambiando
e gridavi da sola e poi stavi vivendo…
...E adesso che sto fermo e sento meglio il vento,
adesso che non ne parliamo più da tanto tempo
c’è tua madre che non sbaglia mai e la cena con gli amici
e a volte a far l’amore siamo quasi felici;
le mie tasche sono piene di varie ed eventuali
ma i miei giorni con te son quasi sempre uguali
e un giorno ti dirò: “Indovina chi è venuto?”
Ora son cresciuto: “Guarda, non è bello il mio lupo?”
Da "Due giornate fiorentine" di Roberto Vecchioni.
Bella,
che ci importa del mondo 
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l'altro.
Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell'avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.
Bella,
non ho mica vent'anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…
Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.
Mi vedi pulito pettinato
ho proprio l'aria di un campo rifiorito
e tu sei il genio scaltro della bellezza
che il tempo non sfiora
ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi
sul ciglio del prato di cicale
con l'orchestra che suona fili d'erba
e fisarmoniche
(ti dico).
Bella,
che ci importa del mondo.
Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te.
Da "Il bacio sulla bocca" di Ivano Fossati.
