Vogliounadonnachemibacisalendosuipiedi

Un figlio dei cantautori di oggi di ieri, di domani, un figlio delle loro musiche, delle loro parole, delle loro poesie.

CHI SONO

Blogger: Cantautorando
Nome: Figlio della musica
La musica-poesia è un insieme di suoni e parole che fanno vibrare il corpo, il cuore ed il cervello. Quando un uomo o una donna qualsiasi si trovano ad ascoltare la musica-poesia, per un attimo non sono più quell'uomo e quella donna. Sono solo quei suoni, quelle parole. E quando quei suoni o quelle parole entrano dentro di te non ne usciranno più. Saranno sempre un ingrediente dell'uomo o della donna che sarai.

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mercoledì, 25 ottobre 2006

brunolauziAlla sera al caffè con gli amici
si parlava di donne e motori,
si diceva son gioie e dolori,
lui piangeva e parlava di te.

Se si andava in provincia a ballare
si cercava di aver le più belle,
lui restava a guardare le stelle
sospirando e piangendo per te.

Alle carte era un vero campione
lo chiamavano il ras del quartiere
ma una sera, giocando a scopone,
perse un punto parlando di te.

Ed infine, una notte si uccise,
per la gran confusione mentale
fu un peccato, perché era speciale
proprio come parlava di te.

Ora dicono fosse un poeta,
che sapesse parlare d’amore.
Cosa importa se, in fondo, uno muore
e non può più parlare di te?

Da "Il poeta"di Bruno Lauzi.



postato da: Cantautorando alle ore 13:58 | link | commenti (9)
categorie: musica, poesia, amore, vita, morte, lauzi
lunedì, 23 ottobre 2006

Vai vai,
tanto non è l'amore che va via... vinicio
Vai vai,
l'amore resta sveglio
anche se è tardi e piove,
ma vai tu vai,
rimangono candele e vino e lampi
sulla strada per Destino...

Vai vai,
conosco queste sere senza te,
lo so, lo sai,
il silenzio fa il rumore
de tuoi passi andati,
ma vai, tu vai ,
conosco le mie lettere d'amore
e il gusto amaro del mattino...

ma
non è l'amore che va via,
il tempo sì
ci ruba e poi ci asciuga il cuor,
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te,
soltanto un sonno di quiete domani...

Ma vai, tu vai,
conosco le mie lettere d'amore
e il gusto amaro del mattino...

lo so lo sai,
immaginare come un cieco
e poi inciampare
in due parole,
a che serve poi parlare
per spiegare e intanto, intanto noi,
corriamo sopra un filo, una stagione,
un'inquietudine sottile...

ma,
non è l'amore che va via,
il tempo sì,
ci ruba e poi ci asciuga il cuor,
sorridimi ancor
non ho più niente da aspettar
soltanto il petto da uccello di te,
soltanto un sonno di quiete domani...

Da "Non è l'amore che va via" di Vinicio Capossela.


postato da: Cantautorando alle ore 14:34 | link | commenti (5)
categorie: musica, poesia, amore, vita, capossela
mercoledì, 18 ottobre 2006

Mi piace spettinato camminare
il capo sulle spalle come un lume branduardi
e mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.
Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell'ingiuria,
mi agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.
Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi;
ma mi vogliono bene come ai campi
alla pelle ed alla pioggia di stagione,
raro sarà che chi mi offende
scampi alle punte del forcone.
Poveri genitori contadini,
certo siete invecchiati e ancor temete
il Signore del cielo e gli acquitrini,
genitori che mai non capirete
che oggi il vostro figliolo è diventato
il primo tra i poeti del Paese
e ora in scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.
Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
la vacca si inchina sua compagna.
E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.
Voglio bene alla patria
benchè afflitta di tronchi rugginosi
m'è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all'ombra sospirosi.
Son malato di infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d'Aprile,
sembra quasi che l'acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.
Dal nido di quell'albero, le uova
per rubare, salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima;
e tu mio caro amico vecchio cane,
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.
Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po' di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola l'uomo ed una il cane.
Io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi,
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa chge vi tocchi.
Buona notte alla falce della luna
sì cheta mentre l'aria si fa bruna,
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.
La notte e` così tersa,
qui forse anche morire non fa male,
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.
O Pegaso decrepito e bonario,
il tuo galoppo è ora senza scopo,
giunsi come un maestro solitario
e non canto e celebro che i topi.
Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome,
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.


postato da: Cantautorando alle ore 19:43 | link | commenti (4)
categorie: musica, poesia, vita, branduardi
lunedì, 16 ottobre 2006

E fu proprio mentre portavo due bicchieri
che mi dicesti: “Indovina chi è venuto ieri?”vecchioni
Io chiesi: “Chi?”, però sapevo di sapere,
e il primo amante in fondo è come il primo amore.

Pomeriggio: da solo in un po’ troppa Toscana,
ho pensato: “Ma brava”, vabbe’, ho pensato: “Puttana”,
poi che io non c’entravo e che eri stata felice
con chi non importa e la storia non dice.

Le mie tasche eran piene di varie ed eventuali
ma i tuoi giorni con me sono stati tutti uguali:
con lui eri Firenze, i monumenti, il cielo, il letto;
con me oggi una noia da sala d’aspetto.

E la sera per cena mi sono pure travestito,
per spiare quel gesto che ti avrebbe tradito;
ma il naso a palla e gli occhiali con la corda
mi segavano in due la parte che ricorda.

E sono esperimenti questi da non più tentare,
perché andando a svestirmi per tornar normale,
non seppi più che togliermi di vero e di finto
e confusi me stesso con la barba al mento:
come avevo confuso per giorni e giorni e giorni
il senso dei sorrisi e quello dei ritorni
senza aver capito che tu stavi cambiando
e gridavi da sola e poi stavi vivendo…

...E adesso che sto fermo e sento meglio il vento,
adesso che non ne parliamo più da tanto tempo
c’è tua madre che non sbaglia mai e la cena con gli amici
e a volte a far l’amore siamo quasi felici;
le mie tasche sono piene di varie ed eventuali
ma i miei giorni con te son quasi sempre uguali
e un giorno ti dirò: “Indovina chi è venuto?”
Ora son cresciuto: “Guarda, non è bello il mio lupo?”

Da "Due giornate fiorentine" di Roberto Vecchioni. 


postato da: Cantautorando alle ore 01:15 | link | commenti (5)
categorie: musica, poesia, amore, cantare, vecchioni
martedì, 10 ottobre 2006

Bella,
che ci importa del mondo Fossati
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l'altro.

Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell'avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.

Bella,
non ho mica vent'anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…

Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.

Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.

Mi vedi pulito pettinato
ho proprio l'aria di un campo rifiorito
e tu sei il genio scaltro della bellezza
che il tempo non sfiora
ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi
sul ciglio del prato di cicale
con l'orchestra che suona fili d'erba
e fisarmoniche
(ti dico).

Bella,
che ci importa del mondo.

Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te.

Da "Il bacio sulla bocca" di Ivano Fossati.


postato da: Cantautorando alle ore 10:09 | link | commenti (12)
categorie: musica, poesia, amore, vita, sapori, cantare, fossati
giovedì, 05 ottobre 2006

Cento giorni, cento ore, o forse
cento minuti mi darai.Caselli
Una vita, cento vite,
la mia vita in cambio avrai.

Un abbraccio, cento abbracci,
qualche carezza avrò da te.
I miei occhi, la mia bocca,
e il mio cuore avrai da me.

Perché per te questa vita è un girotondo
che abbraccia tutto il mondo, lo so,
ed invece la corsa della vita
per me si è già fermata negli occhi tuoi.

Io ti amo, io ti amo,
più della vita, lo sai.
Per cento giorni, per cento anni,
non finirò di amarti mai...
Da "Cento giorni" di Caterina Caselli


postato da: Cantautorando alle ore 22:15 | link | commenti (10)
categorie: musica, poesia, amore, cantare, caselli
domenica, 01 ottobre 2006

E' la sera dei cani che parlano tra di loro, della luna che sta per cadere

e la gente corre nelle piazze per andare a vedere...Dalla

... a due a due gli innamorati sciolgono le vele come i pirati

e in mezzo a questo mare cercherò di scoprire quale stella sei..


postato da: Cantautorando alle ore 22:31 | link | commenti (6)
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